Ragazzi, alla fine mi è sembrato meglio fare una nuova Intervista Impossibile (era pronta quella a Mazzotti, ma aspetto il nuovo fallimento....), piuttosto che il Gratest Hits di Schiroli. Però non ho potuto utilizzare tutto il materiale.
Ecco a voi "gli avanzi", nel bene e nel male.
Non ve l'ho mai detto, ma quando eseguono l'Inno di Mameli (che per errore viene proposto 2 volte in fila, ma questo non c'entra) e sul tabellone dello stadio sfilano i volti degli azzurri con una 'dissolvenza' sul tricolore, beh, un po' mi commuovo. Mi hanno particolarmente colpito Castri' e Imperiali che cantavano le parole. Mi ha colpito anche Madonna, che ha seguito l'inno Americano a capo chino (forse in memoria delle vittime dell'incidente aereo di New York) e quello italiano con il cappellino sul cuore.
Dev'essere strana la posizione di questi ragazzi che, nati in America, rappresentano l'Italia contro gli Stati Uniti. Per alcuni di loro l'Italia e' la patria (Marchesano e' nato qui, ad esempio) per altri un lontano luogo di origine. Per altri ancora, inutile negarlo, un posto dove c'e' un campionato di baseball e dove vengono pagati per giocare. L'argomento e' delicato e secondo me non va sottovalutato. Nel senso che i selezionatori azzurri dovrebbero far capire a questi ragazzi che rappresentare l'Italia non e' come fare parte di una 'all star' e che se questo non lo si capisce e' meglio rinunciare.
La mia opinione ovviamente non giustifica l'eterna polemica "Allora era meglio chiamare un Italiano" non appena un cosiddetto 'oriundo' va strike out o concede una base per ball. I giocatori sono tutti uguali. L'unico ragionamento che accetto e' quello della prospettiva futura. Non ha senso convocare in nazionale giocatori di passaggio. Chi ha la responsabilita' della nazionale deve impostare un programma a media scadenza e dare la maglia azzurra solo a chi e' intenzionato a rispettarlo. Ad esempio, io prima di portare Simontacchi a Sydney gli avrei chiesto una disponibilita' di massima per i Mondiali dell'anno dopo. Ma e' solo un esempio, perche' ci sta che Simontacchi (che e' un professionista) preferisca giocare nella Lega Venezuelana, almeno allo stesso modo in cui ci sta che il giocatore Pinco Pallino, nato e cresciuto in Italia, rinunci al Mondiale perche' ha finito i giorni di ferie.
A proposito di "allora e' meglio un Italiano", vorrei ricordare la fronda fatta a Jason Grilli nel 1996 prima di Atlanta, quando il ragazzo aveva 22 anni. Grilli ha iniziato una carriera da professionista che l'ha portato in Major League. Un braccio come il suo avrebbe potuto far comodo, a Sydney e quest'anno a Taiwan.
E, a proposito della sua carriera (infortuni a parte) cosa mi dicono oggi quei senatori che allora lo fecero fuori?
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L'atteggiamento di "Quelli del Baseball" nei confronti della squadra azzurra e' l'esatta dimostrazione del perche' il movimento non riesce a diventare una cosa seria. Presidenti che si permettono di dire cose del tipo: "Io a quelli li' i miei giocatori non li do", giocatori stessi che non vanno al Mondiale per "Problemi di lavoro" (ragazzi, ma fatemi il piacere: se non andate in nazionale cosa giocate a fare?), soloni che sperano che la nazionale perda perche' nessuno li ha invitati a Taiwan.
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Le ultime 2 persone con cui ho parlato del Mondiale sono:
1)L'arbitro italiano Screti che, come me, si e' divertito un mondo. E, come me, ha mangiato malissimo. Ci siamo dati appuntamento per la prossima volta "davanti ad un piatto di fettuccine", non a caso.
Screti ha avuto la soddisfazione di essere designato fino alle semi finali. Sapete una cosa? La qualita' della classe arbitrale e' una delle cose che mi induce ad essere piu' ottimista, riguardo al futuro del nostro baseball.
2) Un delegato olandese del quale mi sfugge il nome e che era seduto a fianco a me in aereo.
Mi sembra che l'Italia abbia un po' di problemi mi ha detto. E, pur costandomi farlo con un'olandese, gli ho risposto di si.
Assieme abbiamo anche convenuto che Italia e Olanda si devono affrontare piu' spesso. Perche' non lanciamo una sfida italo olandese, che so, una serie di 5 partite da fare tutti gli anni, alternativamente in Olanda e in Italia? Pensiamoci, sarebbe un modo quasi sicuro per riempire gli stadi, sia da noi che da qui da dove vi sto scrivendo.
Prometto di rituffarmi nella vita quotidiana del baseball italiano da domani. Non mi entusiasma, saro' sincero, ma e' mio dovere, in quanto responsabile editoriale di questo sito, dire la mia sul dibattito elettorale.
Per ora anticipero' che spero si candidi solo gente che vuole aiutare il baseball italiano ad entrare nel ventunesimo secolo.
Chiunque abbia in mente di candidarsi per altre ragioni, lasci pur perdere.
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Non mi è piaciuta, la campagna elettorale. E in fondo mi sono pentito di non essermi candidato io, come qualcuno di voi mi aveva chiesto. Non che io avessi speranze di vincere, ma almeno certe cose le avrei dette chiare.
A Riccardo Fraccari avrei ad esempio ribadito che non bisogna far confusione tra quello che è il ruolo istituzionale di una Federazione e quello che è il ruolo di altri organismi, che possono fare di tutto, anche cercare sponsor.
Mi sarebbe in un certo senso piaciuto far parte del gruppo aperto. Ho la segreta ambizione di scrivere per intero un discorso di Valerio Pradal e leggerlo ad alta voce, per vedere l’effetto che fa. Perché io non ho mica capito cosa dice, Pradal. E secondo me lui ha un sacco di belle idee in testa, ma quel suo italiano verbosissimo e arzigogolato non lo aiuta. E poi, Valerio: io al Mondiale c’ero e l’Italia ti posso garantire che ha giocato con scritto “Italia” sul petto. L’episodio al quale ti riferisci tui è accaduto al ‘World Port Tournament’.
Di Fraccari mi ha un po’ stupito il riproporre 2 dei 3 ‘Dalla Noce Boys’ (oltre a Pradal, Felletti). Mossa per lo meno azzardata, secondo me. Almeno considerato che il movimento non ha fatto mistero di essersi pentito amaramente del voto dato un anno fa. Specie in Emilia Romagna, secondo me un sacco di società si sono fatte dei pro memoria grossi così con le foto segnaletiche di chi, secondo loro, li aveva “traditi”.
A Bruno Bertani avrei innanzi tutto fatto notare che Fraccari si presenta con a fianco Monica Corvino e lui con Giancarlo Rosetti. Se poi Fraccari lo guardano di più, c’è un motivo.
Più seriamente, gli avrei sconsigliato di impelagarsi con le piccole società in piccoli discorsi.
Piccolo non è necessariamente sinonimo di “brutto” o “inutile”, ma siamo uno sport che fa fatica a far sapere che esiste, può un Presidente Federale preoccuparsi delle paturnie di chi non vuole in C squadre satellite delle società di A o B?
A Bertani avrei anche sconsigliato vivamente di fare suoi i concetti sulla comunicazione di Aldo Notari, che sarà anche Presidente Mondiale ma dice delle cose che non stanno né in cielo né in terra. Il baseball non si può vendere, presidente? E chi l’ha detto? Io, se permette, di questo notaripensiero non mi fido. Perché chi lo ha partorito è stato sì capace di vantarsi del quarto posto della Nazionale ai Mondiali del 1998, ma non ha saputo nemmeno mettere in vendita un cappellino, un sottomaglia, per non dire una casacca di quella squadra. Se non sfruttiamo il miglior risultato di sempre del nostro baseball, allora stiamo a casa che è meglio.
Vi rendete conto che il baseball ha un oggetto come il cappellino che ormai portano tutti, no? Ebbene, nella vostra città d’inverno, tra le migliaia di cappelli ‘stile baseball’ che vedete, provate a contare quelli con le insegne delle nostre squadre. Per contarli, una mano andrà benissimo. E poi il baseball non si può vendere.
A Taiwan, ad esempio, il ‘Made in Italy’ è un mito. L’azzurro dei cappellini e dei sotto maglia dell’Italia piaceva a tutti. Sulle bancarelle, però, non c’era un cappellino con la ‘I’ in vendita. Ce n’erano già pochi del Mondiale, per la verità.
E per arrivarci a produrre una linea dell’Italia non serviva un ‘guru del marketing’, l’omino che mi sveglia con la sua verdura fresca al sabato andava benissimo.
A chi vincerà, voglio a questo punto esternare la mia opinione personale. Il futuro del baseball in Italia non può prescindere dalla nascita di un campionato che si avvicini il più possibile al professionismo e che funga da traino del movimento. Un campionato che deve giocare in via continuativa e, presto o tardi, arrivare a fare le 140 partite all’anno che qualsiasi Lega ‘pro’ americana fa. La ‘Major League’ vuole una Lega in Europa? Bene, facciamogliela e presentiamogliela pronta da impachettare, con dentro anche giocatori olandesi, tedeschi, francesi. “Spaghetti League”, la possiamo anche chiamare. Basta che cacciate i dollaroni, quelli ‘vecchio stile’, verdi.
Ovviamente, un campionato del genere dovrebbe essere gestito dalla ‘Lega’, con la ‘Federazione’ ad occuparsi dell’attività di base. Altrettanto ovviamente, non ci si arriverebbe in 3 mesi, ma intanto si possono gettare le basi per valorizzare al massimo il vertice senza danneggiare la base.
Non so se si è capito, ma io sono più per il modello di baseball americano che per quello da Germania Est che mi pare ancora in vigore da noi. E con piena soddisfazione di molte società, che sono ben felici di avere Mamma Federazione che cambia i pannolini per conto loro.
Il fatto è che, contenti o no, il 2000 è questo: sport agonistico lo fa chi ha i soldi per farlo. E non tiratemi fuori De Coubertin o la Parrocchia: chi vuole fare sport “per fare 2 corse” non ha che da volerlo. Ma, se permettete, qui stiamo parlando d’altro.
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Anche la categoria che rappresento deve essere capace di fare il salto di qualità. Noi giornalisti non abbiamo né il compito di scrivere programmi elettorali né quello di fare i tifosi della nostra squadra del cuore: noi dobbiamo solo raccontare quello che succede in campo, dove uno strike out si chiamerà sempre strike out e una palla veloce che fa “bang” nel guantone del catcher resterà sempre il più bel rumore del mondo.
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Nella sostanza, io sostenevo che il baseball cubano era rimasto indietro e Higino mi guardava senza rispondere. Con l'introduzione delle mazze di legno, e l'alzarsi del livello con l'apertura ai professionisti degli altri paesi, Cuba ha sofferto una bruciante sconfitta all'Olimpiade di Sydney contro gli Stati Uniti, torneo nel quale i caraibici avevano perso anche contro l'Olanda nella fase eliminatoria. Insomma: Cuba era rimasta indietro.
Se ne e' accorta anche la federazione, che ha dato l'incarico di guidare la 'seleccion' per il Mondiale a un tecnico che aveva vinto le ultime 3 edizioni del Campionato Cubano e che, soprattutto, aveva vissuto per anni fuori da Cuba, a contatto con il resto del mondo.
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Se poi ci sono agenti 'lungimiranti' che consigliano ai loro assistiti di "non andare a perdere tempo in Cina" (parole sentite con le mie orecchie ieri) o giocatori avidi che preferiscono 4 soldi delle 'Winter Leagues' a un Mondiale, allora temo di essere io, quello a cui sfugge il senso della competizione sportiva.
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Mi permetto di esprimere fiducia nel progetto di Fraccari. Innanzi tutto, perché è un progetto. Cosa che nel nostro baseball manca da quando io ho memoria. Solo lo scorso anno, ad esempio, il Gruppo Dalla Noce non era andato al di là di qualche proposta bislacca: dirette in TV dalla quarta ripresa in primis. E poi perché la sua squadra ha dimostrato di crederci.
Ora, sia chiaro, non voglio fare un elogio sbrodolato e tardivo. Però ammetto di essere rimasto colpito dalla “presenza” che alcuni componenti del gruppo hanno dimostrato appena hanno preso la parola. Le due signore del softball, Monica Corvino e Marina Centrone, mi sono ad esempio sembrate intrise di sana, quasi adolescenziale, voglia di far bene.
Oltretutto, sono convinto che siamo solo all’inizio. E quindi mi aspetto che il 2002 sia davvero un anno bellissimo. Se non sarà così, con le premesse che sono state gettate, sarà però bene rassegnarsi tutti assieme a fare di questo sport che ci appassiona un piccolo hobby senza ambizioni.
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Ma io sono un uomo dalle mille risorse e avevo preventivamente fatto amicizia con Park Jae Ho, inviato del nostro omologo coreano
www.sportschosun.com. Park, eta'indefinibile ma dev'essere giovane, parla un Inglese faticosissimo, ma pur sempre Inglese. Mi ha spiegato che la Corea temeva molto l'Italia (bonta'sua...) e ha preparato bene la partita, cercando di sfruttare le debolezze dell'Italia. Ad esempio, un catcher contro il quale si puo' correre. Ovviamente, non ho avuto il coraggio di dirgli che per noi Madonna e' una sorta di mito difensivo.
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Ho chiamato al cellulare l'ottimo Kevin Anselmo dell'ufficio stampa dell'IBAF e mi sono fatto riferire quel che Francona aveva detto.
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Come mai quella giocata aggressiva sul 6-0 per voi? Io gioco sempre aggressivo...quale intendi?.
Il tentativo, riuscito, di guadagnare la seconda su una volata a sinistra: Avevamo un out, non volevo dare all'Italia l'opportunita' di chiudere con un doppio gioco e, allo stesso tempo, volevo portarmi in posizione punto.
Magari non ti spaventava il braccio degli esterni italiani...Non e' vero. L'esterno aveva un buon braccio, infatti per poco non mi elimina. No, nessuna mancanza di rispetto, solo il tentativo di aggiungere un punto ad una gara che non era finita.
Avevi semaforo verde? Hudson guarda Francona che corre in suo aiuto: Non avevamo intenzione di rubare, quello che Orlando ha fatto e' stata solo corsa aggressiva sulle basi.
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Ero sul treno che da Chia-Yi mi riportava a Taipei quando il Presidente Notari mi comunicava l'opportunita' di essere alla Festa di Gala del Mondiale, in programma al lussuoso 'Grand Hotel', struttura ricavata dalla ex residenza del leader Chang-Kai-Chek.
Preso il mio taxi, mi sono presentato con 5 minuti di strategico ritardo (ne va del mio onore, ad essere puntuale ad un appuntamento...) e un po' preoccupato perche' dall'Italia non mi sono portato nessun abito buono per l'occasione.
La preoccupazione e' pero' svanita subito: dentro alla grande sala da ballo dell'Hotel ho cominciato ad incrociare i giocatori delle varie squadre in tuta da riposo e i colleghi, prevalentemente cinesi o comunque asiatici, assolutamente casual.
La cosa splendida, e' che i giornalisti qui sono stati confinati in fondo alla sala, in piedi. In fondo, devono 'osservare' e non partecipare. Una lezione, anche concettualmente, molto salutare.
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Vedendo queste 2 formazioni e dopo aver osservato la Corea, la differenza con il nostro livello e' sfortunatamente molto chiara. Al di la' del valore tecnico dei giocatori, che in certi casi non e' dissimile, e' l'attitudine con cui queste squadre prendono il campo a stupire. La Corea, ad esempio, ha radiografato l'Italia e ha scoperto che i nostri battitori sono in difficolta' sulle palle ad effetto. Inoltre, ha scorto nella difesa piu' di un limite, compreso il braccio di Chris Madonna, che non e' piu' quello dei giorni migliori. Spero che la lezione sia stata salutare.
Ieri a vedere il Nicaragua c'era tutto lo staff tecnico azzurro e questo mi sembra un gran bel segno.
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Premesso che in nessun modo questa affermazione va intesa come la volonta' di sminuire il valore di chi a Taiwan e' andato, lasciatemi esprimere il rammarico per non aver visto la miglior nazionale possibile al Mondiale. Ci sarebbe stato da divertirsi, perche' gli azzurri non sono stati surclassati da nessuno. Certo, hanno perso netto contro Taiwan, la Corea e gli Stati Uniti. Ma in tutte e tre le gare non e' difficile individuare episodi che le hanno pesantemente condizionate, senza contare che Taiwan ci ha affrontati con il suo miglior lanciatore, la Corea dopo averci attentamente scoutati come avversaria pericolosa.
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L'Italia d'altra parte si e' presentata a Taiwan senza un esterno centro titolare.
Purtroppo il ruolo nel nostro baseball e' da sempre avaro di talenti.
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gli olandesi ci sono superiori. Anche perchè loro ci hanno messo contro Rob Cordemans, “olandesissimo” lanciatore di appena 24 anni. Noi per essere competitivi ci siamo rivolti a Simontacchi e Newman, che possono avere il passaporto italiano, ma che di "scuola" sono decisamente americani. E qui casca il solito asino. Il nostro baseball non produce talenti nei ruoli chiave. Detto così, pare brutto, però è vero. L'unico lanciatore partente nato e cresciuto in Italia che abbiamo oggi è Fabio Betto, che ha 28 anni. Il catcher titolare è Chris Madonna, che fino a febbraio non sapeva nemmeno dov'era il Belpaese. L'interbase è Seth La Fera, anche lui italiano solo di passaporto. Date retta a me, c'è da preoccuparsi.
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E’ una nazionale curiosa, nella quale si parla Italiano, Inglese, Spagnolo....La lingua non è un problema. Quasi tutti capiscono l’Inglese e comunque mio figlio e gli altri coach parlano sia l’Inglese che l’Italiano.
Non è comunque facile costruire un gruppo, con queste premesse. Ad esempio, la nazionale che ha disputato le Olimpiadi ha perso Madonna e Simontacchi, che hanno firmato per le organizzazioni di Oakland e Minnesota. Potrebbe succedere anche a voi di perdere qualcuno....
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E cosa manca, quindi, per arrivarci anche tecnicamente? Ma l’Italia c’è già, mi pare. E’ arrivata quinta alle Olimpiadi....
Con un ‘piccolo aiuto’ da giocatrici non di scuola italiana, però...E’ vero.
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Il Sud Africa fa avanzare entrambi con un bunt chiesto curiosamente al quarto in battuta Scott.
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Il punto e' che noi italiani ci dobbiamo abituare a giocare i tornei dando il massimo. Non piangendo sempre sul fatto che "gli altri hanno i professionisti" (li abbiamo anche noi, se proprio vogliamo dirla tutta...) e che noi "giochiamo di meno" e che "per il livello italiano facciamo anche troppo".
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Adesso vi spiego cosa intendo per "non abbiamo giocato al massimo". O, se preferite, gli azzurri non hanno giocato al massimo.
In primo luogo, le prestazioni dei lanciatori. A parte Cossutta, al quale davvero bisogna solo fare elogi, abbinati ai 'complimenti' a chi lo ha tagliato fuori dalla nazionale per quasi 14 anni, gli altri partenti sono andati male.
Visto il livello medio, enfatizzerei che un Italia ai quarti sarebbe un miracolo da celebrare per anni. Perche' come credenziali la formazione azzurra e' inferiore a 10 delle 16 squadre presenti. Come talento e' un altro discorso. Abbiamo in rosa giovani come Pantaleoni, che pure sta giocando al di sotto delle sue possibilita', La Fera, Dallospedale, Crociati. E soprattutto Imperiali, che come qualita' e' uno dei migliori interni che si sono visti in giro. Il futuro, credetemi, e' piu' roseo di quel che si potrebbe pensare.
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Io l'avevo detto che Ben Sheets (22 anni, lanciatore del "triplo A" dei Brewers) era un gran giocatore. Io l'avevo detto che Cuba senza mazze d'alluminio non faceva paura come una volta.
Io l'avevo detto che l'unico grande lanciatore di Cuba è Contreras, che ha lanciato ieri con il Giappone. Io avevo azzardato che il Team Usa avrebbe potuto vincere e ci ho preso. Speriamo che serva anche a qualcuno in "Federazione" per capire che il paese guida del baseball mondiale è 33 miglia più a ovest, lungo l'Atlantico, di Cuba.
Contro Pedro Lazo (a proposito: l'avevo detto che lancia a seconda di come si sveglia la mattina)
La gara ha evidenziato il vero limite del nostro baseball: l'incapacità a giocare sotto pressione. In questo senso, il rilassato Ambrosioni che abbiamo visto scherzare in mondovisione a fine partita non credo aiuti i suoi a crescere mentalmente. Del tutto sterile, invece, appare l'immediata polemica che si è fatta strada via Internet in tutta Italia sull'utilizzo di Simontacchi contro il Sud Africa. Avesse lanciato lui, avremmo perso più o meno allo stesso modo. Con questo, sia chiaro che la rotazione dei lanciatori di Ambrosioni è del tutto discutibile. A mio modo di vedere non si può rinunciare a giocare, mai, nè contro Cuba nè contro nessun altro.
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E' su queste cose che ci rifiutiamo di crescere, ormai da anni, perche' ci rifiutiamo di rinunciare ad essere "Re all'Inferno" per diventare "Servi in Paradiso". Fuor di metafora, lo so anche io che un innalzamento di livello potrebbe far perdere tante posizioni "di potere". E allora? Non lavoriamo forse tutti per il movimento e il suo sviluppo? Sono un illuso, eh? Cosa volete farci, l'anima romantica e' sempre stata un mio difetto.
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Una cosa che mi fa specie e' che, a parte il gruppo azzurro, sono l'unico Italiano a Taiwan. Nessuna societa' che abbia mandato tecnici in aggiornamento o scout. Giusto, perche' qui si gioca solo il Mondiale, cosa volete che sia. Ad esempio, se gli stranieri per la prossima stagione non si possono trovare qui, dove bisogna andarli a cercare, alla "Montagnola" a Bologna?
Ma io scordo sempre che noi siamo quelli che fanno il campionato a 2 partite Perche' cosi' risparmiamo i 50 milioni dell' ingaggio di 2 lanciatori e ce ne vantiamo anche.
Seguire una competizione di questo livello sarebbe utile per capire cosa manca spesso ai nostri giocatori. Perche' i professionisti non fanno mica niente di speciale. Nel senso, non e' che tutti i lanciatori sparino bombe a 95 miglia all'ora e tutti I battitori la mandino a 140 metri da casa base. Pero' tutti i lanciatori tirano strike e tutti i battitori girano la mazza quando devono e tutti gli esterni hanno un buon braccio e tutti gli interni fanno la routine e tutti i catcher arrivano in seconda. E nessuno dice "Eh, ma per essere in Italia va bene cosi'".
Il baseball italiano si deve liberare dal complesso "Di Gulliver". Non siamo dei nani, siamo solo piccoli. E possiamo crescere.
Come? Dando ai nostri migliori la possibilita¡¯di diventare giocatori veri. Ovvero, mandandoli in America a 17-18 anni e non tenendoli a giocare in 'B' o in 'A2' per vincere 3 partite in piu' all'anno o la 'Coppa delNonno'.
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Questo sport l’ho amato tanto, pensavo, ma non sono stato ricambiato. Come giocatore, ho avuto la sfortuna di essere coetaneo dei Poma, Bagialemani, Ceccaroli, Fochi. Come giornalista, non mi erano bastati 6 (diconsi s-e-i) anni in giro per l’Italia a fare radio cronache per essere ammesso al ‘gotha’.
Everardo Dalla Noce viene eletto alla presidenza della Federazione. L’aiuto di baseball.it è decisivo. Nel suo staff, però, qualcuno si convince che siamo nemici. E non entriamo a far parte del progetto.
Ricordo il viaggio di ritorno da Roma assieme ad Alessandro Labanti. Ricordo la sua espressione delusa e la frase minacciosa: “Basta, chiudo il sito”.
Siamo andati in Germania. Dove io mi sono inventato, quasi per scherzo, un diario che è diventato quasi un oggetto di culto.
Poi sono venuti i ‘play off’, anzi “Sport Week Series”, i ‘play by play’, i miei pronostici sbagliati sulle finali. E’ arrivato qualcuno che mi ha definito “un improvvisato giornalista di baseball” e qualcun altro che mi ha minacciato di denunciarmi (?!) perché ho scritto che non vedo scandali, se in nazionale giocano gli italo americani. Sono andato a Taiwan e mi hanno considerato “l’uomo più bello del mondo”.
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Per venire a noi, siamo quel paese in cui si vuol far nascere la Lega delle società di baseball con i soldi della Federazione.
Di non averli dati (i soldi) è già stato accusato Aldo Notari nei primi anni ’90. Non è quindi un discorso nuovo, quello che stiamo facendo. Ma potrebbe essere utile.
La Lega delle Società è un organismo che, presto o tardi, si dovrà opporre alla Federazione.
Personalmente, lo sapete tutti, io vedo il destino del baseball italiano legato ad un campionato professionistico che si giochi a maggio, giugno, luglio, agosto e settembre e che sia gestito con criteri imprenditoriali.
Sento già tuonare: “Il baseball non si vende”.
A queste condizioni, no. Lo so anche io. Spiegatemi chi potrebbe essere interessato a “comprare” (parlo di televisioni, media in genere) uno spettacolo che praticamente nessuno va a vedere.
Allora correggiamo: il “baseball italiano non si vende”. E aggiungiamo “forse”. Perché l’esperienza delle ‘Sport Week Series’ io l’ho vissuta in prima persona e ho notato che, alla fine, di come vanno le finali di Quello sport nel quale assomigliano tutti a Kevin Kostner (parole di una DJ di una radio nazionale…) interessa. Basta far sapere alla gente che le finali ci sono.
Dove voglio arrivare? A dire che, prima di pensare a vendere i diritti a Kirch, dobbiamo rendere il baseball più presentabile.
Gli stadi, innanzi tutto. Il baseball “si gode” (come dicono dalle mie parti) se alla partita puoi gironzolare, andare al bar, distrarti un attimo, dire alla bella bionda (o mora, a seconda dei gusti) che incontri “Ma non ti ho già vista da qualche parte?”. Oggi sarebbe impossibile. La bella bionda (o mora, a seconda dei gusti) rischi di conoscerla da 15 anni e il bar…a volte nemmeno c’è.
Le società devono rendersi conto che il decoro ha un suo peso. Viviamo in una società nella quale il ‘bello’ viene ricercato in tutto. E’ possibile che, ormai, siano rimasti brutti solo gli stadi da baseball e bruttissimi loro servizi igienici?
Sento già tuonare: “Ma il Comune non mi dà soldi”. E fa bene. Perché chi ha un impianto in gestione lo deve far rendere, mica limitarsi ad usarlo gratis.
Siamo sempre lì, ragazzi. Se vogliamo essere imprenditori, dobbiamo “rischiare” allo scopo di “guadagnare”. Se riteniamo che non ci sia la possibilità di guadagnare entro un termine ragionevole, non siamo mica obbligati ad andare avanti.
Non possiamo nemmeno lamentarci del fatto che i Comuni o la Federazione abbiano stretto i cordoni della borsa. Perché se prima li accusavamo di “sprecare” il denaro pubblico, dobbiamo almeno avere il coraggio di non accusarli oggi di “non sprecarlo abbastanza”. Perché spreco sarebbe, se siamo noi stessi ad affermare che “il baseball non si vende”.
Quando sento parlare della ricerca di risorse, mi vengono i brividi. Non perché cercare risorse sia sbagliato. Ma perché l’intendimento generale è “Vediamo se la Federazione trova risorse”.
La Federazione le troverà (speriamo) per sé (sponsorizzando le nazionali, ad esempio). Ma sono le singole società che devono fare lo sforzo in più. Le società a tutti i livelli, intendo, a cominciare da quelle di ‘A1’.
Anche senza organizzare un campionato professionistico, la Lega può nascere e prendere in gestione alcuni dei compiti che al momento spettano alla Federazione. Ad esempio, presentare il campionato e informare i media al riguardo. Non è mica un compito della Federazione, questo.
Ad esempio, sponsorizzare i ‘play off’. Neanche questo è un compito della Federazione.
Certo, per il 2002 i tempi sono talmente ristretti che la nascitura (secondo me, per il momento nemmeno ‘in gestazione’…ma lasciamo perdere) Lega e la Federazione devono lavorare assieme.
Lo scopo, oggi, è comune. Domani la Lega dovrà camminare con le sue gambe. Dopodomani diventare addirittura un oppositore della Federazione. Perché? Ad esempio, perché la Federazione vorrà convocare Pinco Pallino per gli Europei a giugno e la sua società non vorrà lasciarlo andare, perché la Lega avrà capito che interrompere il campionato è qualcosa che non si dovrebbe fare mai.
Voglio essere ancora più chiaro: la Lega deve gestire gli interessi delle società che la compongono. La Federazione quelli di tutto il movimento. Ed entrambe devono cercare risorse a questo scopo.
La Federazione conferisce cariche ‘elettive’, la Lega deve conferire ‘mandati’ a professionisti legati a contratti e incentivati a raggiungere risultati. Se no, diventa una brutta (e inutile e magari anche un po’ illegittima) copia della Federazione.
Per chiudere, aggiungo questo. Le società piccole che si dovessero sentire escluse da questo tipo di discorsi, si sentano invece coinvolte. Pensino alle risorse che riescono a raccogliere. Nulla? L’ultimo buon affare è stata la cessione del cartellino di Sempronio alla società al di là del fiume, che mi dava mille lire (pardon, 50 centesimi…magari 52) in più di quella sotto casa?
Ecco, se per voi questa è buona gestione, rileggetevi questo articolo e poi, se lo credete ancora, scrivetemi.
Se invece vi comincia a venire il dubbio che cedere il vostro talento alla società con la quale avete messo in piedi un discorso di collaborazione tecnica e scambi bilaterali, allo saremo sulla buona strada per iniziare a capirci.
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Ai tempi d'oro la Svezia viaggiava sempre con mogli e fidanzate al seguito. Era scarsa, ma almeno aveva la soddisfazione di essere attesa ovunque a braccia aperte. In questo Europeo la bella abitudine sembra essere stata abbandonata. In compenso, la squadra resta scarsa.
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VI BASTA?
Non riesco a trovare le "Cartoline dal WBC", che sicuramente ci avrebbero fatto divertire.
Con gli articoli del WBC ho in mente un'altra cosa....Ne saprete di più a breve.
Enrico LuschiThe new era of the game is not about spending more money than everybody else to land the most prominent free agents. It is about being homegrown and hand sewn.